gli editoriali di paolo bancale

disse de Bortoli...

Ricordo che tempo fa, uno spirito colto e sensibile come il già direttore del Corriere della sera Ferruccio de Bortoli formulava questa considerazione: “I cattolici si interrogano, non senza una crescente angoscia, su quale sia il loro ruolo in una società secolarizzata. In un mondo nel quale non c’è più trascendenza, né il senso del sacro, e ricerca dell’invisibile, dell’aldilà”.
Trovo inquietante il modo in cui è posta la questione non trattandosi dei cattolici di Londonderry ma di quelli italiani, seguaci di una importante ideologia religiosa in una repubblica democratica parlamentare ove nulla disturba la loro trascendenza, il loro aldilà coi suoi cimiteri, i loro culti, le loro chiese, il loro onnipresente e influente clero ed anche una a volte opprimente presenza del “loro” sacro. Loro avrebbero una “crescente angoscia”? Loro che stanno rivivendo oggi gli editti di Teodosio sulla religione di Stato all’ombra di un articolo 7 messo da loro nella Costituzione comune affinchè la comunità nazionale non potesse sperare in una comune patria laica?
La laicità è la grande ostracizzata dall’Italia contemporanea, eppure laicità vuol dire libertà nella sua formulazione più equanime ed empatica che le dette John Stuart Mill, significa tolleranza e comune rispetto, il laico ha l’unica comprensibile pretesa di non essere pretermesso per interessi altrui in uno spirito di garantita e anche spontanea reciprocità. Se si è in buona fede in una società laica sono garantiti tutti. Come fanno i cattolici italiani, a dire di de Bortoli, a sentire un’angoscia, e ancor più come e perch é dovrebbero avere “un ruolo” nella società detta secolarizzata? Non sono più i tempi de “lo Stato sono io”: il “ruolo” a ci ascuna compon ente de lla popolazione lo dà proprio la laicità e il democr atico gioco parla men tare (a meno che non si abbiano altre mire).
Angoscia? Ma chi tocca o potrebbe mai toccare o pensare di toccare ai cattolici italiani la trascendenza, (che ci sia o no); l’invisibile, (che ci sia o no); l’aldilà, (che ci sia o no)? Quei cattolici che si interro ghe rebbero , secondo de Bortoli, potrebbero in tutta buona fede anche interrogarsi se i cittadin i “non cattolici” della Repubblica italiana godono nel diritto, nelle leggi e nell’esperienza quotidiana dei benefici, privilegi, eccezioni e interpretazioni riservate de jure e de facto ai cattolici? Provino un po' a pensare a diritti civili, di fam iglia, istruzione, fisco, cappe llanie, precedenze protocollari cui noi non cattolici aspireremmo? E parlando di sacro, non vale l’unicuique suum là dove, per esempio, i non cattolici di questa repubblica vengono assoggettati al vae victis o forche caudine dovendosi inchinare virtualmente di fronte ai miliardi di crocifissi che ci vengono imposti anche nella ahimè non imparziale, non laica, non reciproca sfera del “pubblico” nelle sue pur presupposte prerogative di neutralità.