gli editoriali di paolo bancale

la potenza del Caso

Un lampo illuminante, a rimorchio delle tante teorie creazionistiche a vario titolo deo-centriche, fu il libro “Il Caso e la Necessità” del biologo premio Nobel Jacques Monod pubblicato in Francia nel 1970 con il suo esplicito e lirico finale drammaturgico. Il fascino e il ruolo del Caso nelle teorie cosmogoniche trattati da Monod ha trovato, a livello non scientifico, critica e scetticismo, invocati in nome di un generale senso comune che pretende dal Caso solo un intrinseco disordine che nulla concederebbe ad esatte coincidenze. Ma a riguardo di esse trovo degno quantomeno di nota una esposizione che una avvertita stampa mondiale mostrò in occasione dei quaranta anni dall’assassinio del presidente USA John Kennedy, riguardo ad un inconcepibile ed anche bizzarro ruolo del caso che legava tra loro i due presidenti americani uccisi da un attentatore, Abraham Lincoln e John Fitzgerald Kennedy. La espongo.
Lincoln fu eletto presidente nel 1860, Kennedy esattamente cento anni dopo, nel 1960. Ambedue furono uccisi di venerdì colpiti alla nuca, in presenza delle mogli, che li soccorsero, (senza che riprendessero conoscenza) e di una coppia di amici: in entrambi i casi la figura maschile di questa coppia – il maggiore Rathbone nel 1865, il governatore Connaly nel 1963 – rimase ferito, la donna illesa. Lincoln e Kennedy ebbero ognuno quattro bambini dei quali solo due erano vivi al momento del decesso; tutte e due le loro mogli persero un figlio mentre erano alla Casa Bianca. Il vice di Lincoln si chiamava Johnson (Andrew) ed era nato nel 1808: così come il vice di Kennedy, Lindon Baines, nato nel 1908: furono entrambi successori dei presidenti uccisi ed entrambi, per difficoltà insorte nell’ultimo anno del loro mandato, non si ricandidarono alle successive elezioni presidenziali. L’assassino di Lincoln, John Wilkes Booth e quello di Kennedy, Lee Harvey Oswald (ambedue con nome e cognome di quindici lettere) erano nati il primo nel 1839, il secondo nel 1939: entrambi spirarono alla stessa ora del presidente che avevano ucciso, le 7.20 del mattino il primo e le 13 il secondo. Il segretario di Lincoln si chiamava Kennedy e cercò di dissuadere il presidente, dall’andare al teatro la sera in cui fu ucciso: la segretaria di Kennedy si chiamava Lincoln e, anche lei, tentò di convincere JFK di non andare a Dallas …
Cosa dire? Possiamo forse ipotizzare che qualcosa di diverso dal caso abbia prodotto questo numero davvero considerevole di coincidenze? No, evidentemente, e certamente nessuna persona dotata di ragione e spirito critico scomoderebbe l’ingenuo e artificioso concetto di “miracolo” come semplicisticamente si suole fare al riguardo di pretese “resurrezioni”… Eppure oltre che di coinc idenze si tratta anche di realtà … guarda Caso!