gli editoriali di paolo bancale

Tarzan ... sul tetto che scotta

L’uomo della preistoria appena fu in grado di raccogliere qualche idea si trovò subito di fronte a una duplice realtà: ciò che percepiva con i sensi, e quindi era reale, e ciò che si accorgeva che gli mancava perchè non esisteva in concreto, ma poteva organizzarselo idealmente. Alla prima categoria dedicò le sue pitture rupestri, alla seconda provvide, precedendo Platone, ricorrendo alla onnipotenza creativa della sua fantasia. E prima ancora di organizzarsi sui concetti astratti, complessi e gratificanti in quanto virtualmente risolutivi (ex nunc, basta il pensiero!) di tante sue ansie, egli si regalò un mondo parallelo di suoi “toys” tutti derivanti da arbitrarie soggettivissime materializzazioni della voce verbale “io voglio”. E così nasceva quella frode consolatoria che è il mondo del “magico”, ovvero detto anche più seriosamente metafisica. E così nacquero, parimenti, l’aldilà, il regno dei cieli, la paura del buio, il miracolo, il portento, e, ovviamente, nelle sue mille versioni di creatore, distruttore, manipolatore, ubiquo ed eterno, buono o cattivo, e nacque anche il concetto della divinità. Ed ecco così comparire nella mente dell’homo sapiens i concetti di dèi e diavoli di cui si impossessarono le sagre delle nascenti religioni, e per contagio nacquero anche, nelle versioni laiche, i mini-dei o mini-diavoli come fata, mago, orco, strega, elfo che hanno fatto storia nella favolistica popolare.
Il magico è stato la chiave di volta della evoluzione, non quella darwiniano-lamarkiano- ambientale bensì psichica del genere umano, operando anche da valvola di sovra-pressione di tutte le tensioni, a cominciare, risolvendola a suo modo, dal problema di fondo della finitezza umana, con i suoi limiti che soltanto il magico e le sue vie di fuga mentali possono superare. E che seppero cavalcare sia i vari Mani, Zarathustra, Buddha, Mosè, Gesù, Maometto, creando le loro religioni, sia i vari Esopo, Grimm, Andersen, Perrault, La Fontaine creando le loro fiabe. E questo mondo fiabesco quanto cervellotico, magico ovvero miracoloso e quindi irreale, è ancora oggi a fattor comune nelle fantasie al servizio del cosiddetto “sacro”.
La copertina di questo fascicolo ne dà un esempio calzante, con questo sbranamento dei corpi ed il culto degli organi che ne fanno parte, e ancora l’assurdo rito del sacrificio, oggi simbolico con l’ostia presso i cristiani ma un tempo regolare omicidio finalizzato ad ottenere da esso un vantaggio o un esaudimento, come negli esempi di Ifigenia, di Isacco, e anche di Gesù, poiché il Golgota non fu un’ordalìa.
Se un cosiddetto “credente” arriva a “credere” a quella bacheca da macelleria che è l’esibizione di organi estirpati e sanguinanti a fini di culto, ebbene allora non ci sarà limite alla circonvenzione di speranzosi creduli da sempre operata dai cleri. E quello cattolico, come si vede, esagera!