NonCredo anno XII numero 67 (settembre/ottobre 2020)





religione nei bambini

di Gianni Simonati, medico chirurgo, psichiatra, laurea in filosofia

La teologia, tentando di filosofeggiare, normalmente “annuncia” i vari dèi, mentre la mitologia, più prosaicamente, li racconta fino al gossip, li scolpisce, li dipinge, li caricatura e si diverte con le loro storie arci-umane e favolistiche, ove le varie componenti umane, sovrumane, di amore, di odio, di sesso o eroismo si mescolano per il miglior “divertimento” dei credenti. Ed in questo tutte le policrome mitologie delle più varie religioni si comportano nello stesso modo. Il cattolicesimo si attribuisce una mitologia molto pronunciata. ...


la cinica “caccia al bambino” nel proselitismo religioso

di Paolo D’Arpini, filosofo

Prima ancora che abbia potuto capire cosa significhi religione, un bambino allo stato vergine viene obbligato ad un credo, del tutto inconsapevolmente, e viene legato ad una fede che non conosce e non ha l’età per capire se sia buona o cattiva, invece di consentirgli di fare in età consapevole la sua propria scelta tra le “tante” fedi che il mercato mondiale delle religioni offre. (ndr) ...


sinite pargulos ...

di Maria Gigliola Toniollo, Senior Consultant, Synergia - Initiatives for Human Rights

Lontano dalla Chiesa l’uomo pare non avere scampo al male, la religione sarebbe quindi lo strumento sovrano, unico capace di contrapporsi a certe abiezioni istintive. Quanta pace nella stucchevole propaganda vaticana per l’otto per mille, quanta umana pietà...Eppure a graffiare solo un po’ in superficie emerge qua e là nei secoli una tradizione storica sconcertante che, con le sue gerarchie e con i tanti suoi servi ammaestrati, la Chiesa Cattolica ha vissuto e fatto vivere, santificando figure di profondo oscurantismo, come colei che non dava farmaci ai bambini malati perché il dolore li purificasse in vista del paradiso, Madre Teresa. ...


educare i bambini: la linea della chiesa e quella dei laici

di Raffaello Morelli, storico della laicità

La particolare attenzione che la Chiesa cattolica dedica da secoli all’educazione dell’infanzia e dei fanciulli, mostra il fianco alla critica laica innanzitutto per una ragione di gran rilievo. Infatti le scienze psicologiche hanno infatti da tempo comprovato che l’educazione impartita nella prima infanzia (e, seppur meno, fino a sette/otto anni) lascia un’impronta indelebile in ognuno di coloro che l’hanno ricevuta. Di conseguenza i gravi limiti d’impostazione che la cultura religiosa ha per i laici, si consolidano ancor più se inoculati nei primi anni di vita. La Chiesa vuol educare i bambini a cosa pensare piuttosto che educarli a pensare, che è invece il fine dei laici. Questo in generale. Inoltre la cultura cattolica evita di abituarli ad attenersi ai fatti della realtà, cui non attribuisce il valore della verità. Di conseguenza, non ritiene essenziale prepararli a fare le esperienze di vita. Ed invece fatti della realtà ed esperienze di vita, costituiscono il nucleo dell’impegno educativo dei laici. Infine, la Chiesa educa all’autorità mentre, secondo i laici (dati dell’esperienza alla mano), ciò predispone al conformismo civile che è la piaga della società italiana perché comprime la diversità e impedisce la tolleranza. Inoltre l’educazione della Chiesa romana diffonde il concetto del prevalere della sua autorità e connesse indicazioni sulla Verità, mentre ciò, è provato aumenta per il clero la probabilità di degenerare in quella così diffusa pedofilia nel clero stesso ove autorità e astinenza costituiscono una miscela esplosiva nel rapporto clero-giovani.(ndr) ...


l’uso del “sacro”: impressionare per assoggettare

di Luca Immordino, lauree in giurisprudenza, filosofia e scienze storiche

In materia religiosa dove il dogmatismo e la gerarchia sono un tratto incontestabile, più che ai contenuti si mira a sviluppare l’aspetto dell’autorevolezza volto ad impressionare le persone. I contenuti rimangono vaghi e si parla spesso per allusioni, costruendo sistemi di convincimento e di persuasione, appunto perché non si possono contestare i dogmi alla base del credo. In tale prospettiva vengono curate tutte quelle strategie volte ad impressionare, come anche la promessa di vantaggi, quali la beatitudine eterna. Si narrano racconti meravigliosi come quello sulla creazione del mondo ed altre storie che evidenziano la potenza del sacro e le gesta dei suoi rappresentanti o del suo pantheon. Tali eventi immaginifici vengono indicati come miracoli e sono utilizzati come prova dell’esistenza del divino. Tali rappresentazioni si traducono anche nelle arti visive ed uditive. Così si attribuisce sacralità a giorni, luoghi, statue, immagini ed altri oggetti. La struttura architettonica dei luoghi di culto è stata ideata per impressionare i fedeli, per ostentare potenza attraverso anche opere d’arte, e per mettere in soggezione i credenti pure in riferimento all’utilizzo degli spazi, come, per esempio, la posizione dell’altare che domina sui posti riservati al pubblico. L’arte, quindi, è stata ampiamente usata per impressionare i fedeli; da qui le musiche sacre, i particolari vestiti, gli oggetti di valore, tutti elementi per imporre la propria autorità indipendentemente dalla valenza delle proprie dottrine. Il fedele deve obbedire ai dettami e non avere possibilità di critica, in quanto la divinità è incontestabile.( ndr) ...


atei, teisti, gnostici, agnostici e saggi

di Paolo D’Arpini, filosofo

Il linguaggio non è solo semantica. Eppure c’è già all’interno della mente un “seme” che consente la comprensione di concetti sottili, che non hanno corrispondenza nel mondo materiale. Ad esempio quando un bambino apprende a parlare ed a scrivere, non segue solo esempi concreti: tavolo, cibo, cane, etc. Vi sono pure i concetti e sentimenti che vengono “riconosciuti” intuitivamente, per una sorta di ammissione interna che va aldilà dell’esempio. In questo caso si presuppone che vi sia già una pre-conoscenza innata di tali concetti, il linguaggio insomma non è altro che descrizione di un qualcosa che abbiamo già dentro. La stessa cosa si può dire della conoscenza di vita. La vita nasce dall’inorganico ma se non fosse già presente nella materia in forma germinale come potrebbe sorgere e trasformarsi in intelligenza e coscienza? Da ciò se ne deduce che la coscienza e l’intelligenza sono come una “fragranza” della materia e quindi non vi è reale separazione. La differenza è solo nella fase… La vita è un’espressione manifestativa della materia. ...


Omero vs bibbia

di Carlo Tamagnone, filosofo

La religione politeista è una favola ingenua per i cantastorie, la religione monoteista è una costruzione ideologica con obiettivi socio-politici ben precisi, come la storia ci ha dimostrato. Il mondo omerico vuol essere ed è poesia e umanità, quello monoteista è del tutto a-poetico, irrealistico, solo zeppo di affabulazione ideologica; nazionalistica quella del Vecchio Testamento, soteriologica quella del Nuovo. Il ruolo di una narrazione paranoica. ...


Aspettando Godot di Samuel Beckett

di Dario Lodi, saggista

Aspettando Godot è un’opera teatrale in due atti di Samuel Beckett (1906- 1989, premio Nobel nel 1969) autore irlandese (della Dublino protestante) molto operativo in Francia. L’opera è ascrivibile alla categoria del cosiddetto “Teatro dell’Assurdo”, termine coniato dal critico ungherese Martin Esslin. Nel caso in questione l’assurdità è tuttavia soltanto formale in quanto l’assunto ha una precisa logica esistenziale di stampo laico con addentellati religiosi. Vediamo perché. ...


l’eterno sogno umano di un ALDILA’

di Alessandra Pedrazzini, archeologa

Una trattazione univoca e completa di un tale vasto scenario, frutto delle più disparate teologie e tradizioni, risulta essere pressoché impossibile. Ho deciso quindi di stendere uno schema dei più significativi esempi, anche culturalmente e cronologicamente distanti, al fine di illustrare i diversi modi in cui si può affrontare l’idea di una persistenza (parziale, totale, spirituale, materiale ecc.) dell’Io una volta superata la morte. ...


qualche riflessione sulla vita

di Antonio Nardi, fisico

Un primo scontro epocale fra religione e scienza, giocato sul terreno della fisica e della cosmologia, si è concluso con le “scuse” a Galileo da parte della Chiesa di Roma. Ciò non significa, tuttavia, che le ostilità si siano chiuse. Naturalmente, i toni del confronto si sono fatti molto più civili: anche se non sempre la ragione prevale, per nostra fortuna nessuno oggi pensa di risolvere i problemi arrostendo l’avversario davanti a un pubblico eccitato. Dalla fisica lo scontro si è spostato su altri terreni, ad esempio quello della biologia. (ndr) ...


esiste la realtà (se dio non gioca a dadi)?

di Andrea Cattania, ingegnere e epistemologo

In ogni momento della giornata usiamo dispositivi basati sulla fisica quantistica senza neppure rendercene conto, anche se la nuova visione del mondo sorta centoventi anni fa ha un impatto eccezionale tanto sugli aspetti pratici della vita quanto sul nostro pensiero. (ndr) ...


il ritorno del soprannaturale

di Antonio Nardi, fisico

La fisica moderna ammette l’incertezza, l’indeterminazione e il ruolo fondamentale del caos. Attribuendo a questi concetti le caratteristiche del pensiero irrazionale, alcuni autori credono o cercano di far credere che anche in ambito scientifico ci siano margini per tornare ad ammettere la dimensione del soprannaturale. (ndr) ...


una relazione di reciproca dipendenza

di Grazia Aloi, psicoanalista

Indagine psicoanalitica su quanto la foto della copertina di questo fascicolo esprima la problematicità di certi riti: la dominante figura severa e giudicante del prete, l’ostia brandita con fare misterico e punitivo, e un bambino intimidito da una ridda di simboli che ignorano l’amore. (ndr) ...


il cervello e il pongo

di Valerio Pocar, già prof. di Bioetica e Sociologia del diritto, univ. Milano

Ragazzino sveglio. Mi è capitato di leggere un articolo della Costituzione, l’articolo 33, che dice che “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione…” Per questo che posso venire a questa scuola privata e la frequenza mi vale come se andassi alla scuola pubblica? Catechista. Proprio così, la Repubblica italiana è favorevole alla libertà d’insegnamento. ...


quale contrasto all'omo-lesbo-bi-trans-fobia?

di Sandro Gallittu, Uff. Nuovi Diritti - CGIL, laurea in giurisprudenza

Con il ritardo al quale il nostro Paese ci ha purtroppo abituato, è giunta in Parlamento la proposta di legge contro l’omo-lesbo-bi-transfobia e il sessismo. Uno strumento legislativo del quale tutte le democrazie occidentali e, in particolare, i Paesi fondatori dell’Unione Europea si son dotati da molto tempo, la qual cosa da un lato ci è valsa i ripetuti richiami dell’Unione e della Corte Europea per i Diritti Umani e dall’altro è servita a sbloccare una situazione di stallo così come già successo in occasione dell’approvazione della legge sulle Unioni Civili: bisogna purtroppo prendere atto del fatto che più che gli avanzamenti spontanei del nostro legislatore possono i richiami delle Istituzioni Europee e il rischio di sanzioni che ne consegue. Son purtroppo lontani i tempi nei quali il nostro Paese rappresentava – in tema di diritti civili e dei diritti della persona – un’apripista, come avvenne in occasione dell’introduzione nel nostro ordinamento delle legislazioni sul divorzio, sull’aborto o sul cambio anagrafico di sesso. ...


un moderno stato laico non permette che le leggi siano frutto di una morale

di Denise Amerini, CGIL resp. carcere

Il Libro Bianco sulle droghe è un rapporto indipendente sugli effetti del Testo Unico sugli stupefacenti (DPR 309/90) e sono ormai 11 anni che vi si raccolgono, e si sistematizzano, i dati relativi all’impatto delle normative sulla giustizia e sul carcere. I dati sono, come sempre, preoccupanti: il 30% degli ingressi in carcere è per violazione dell’art. 73 del Dpr 309/90, sui 60.769 detenuti presenti al 31/12/2019, quasi il 25% era ristretto per quel reato: detenzione o spaccio di sostanze stupefacenti. In termini assoluti si fa riferimento a più di 14.000 persone. Gli ingressi in carcere di persone classificate come tossicodipendenti sono oltre il 36%, i presenti raggiungono quasi il 28%. In termini assoluti parliamo di quasi 17.000 persone. Almeno 30.000 detenuti sono in carcere a causa di una legge che persegue un reato senza vittima e che produce essa stessa le sue vittime, costringendole nei gironi infernali di una carcerazione senza scopo. Si tratta di persone ristrette in carcere per una questione sociale declinata come fatto criminale. Per non parlare delle pesanti ricadute che anche le sanzioni amministrative legate al possesso di sostanze hanno sulla vita sociale e lavorativa delle persone (basti pensare a cosa significa la sospensione della patente per sei mesi, in assenza peraltro di qualsivoglia trasgressione al codice della strada). ...


Giulio Giorello per la libertà religiosa

di Raffaello Morelli, storico della laicità

Giulio Giorello è stato un cittadino capace di liberarsi del conformismo che imbriglia il conoscere. Partito dal materialismo dialettico, si rese conto che il motore del mondo e delle relazioni umane, non era il marxismo: era la libertà di ogni individuo congiunta alla sua diversità. Per Giorello la libertà non può essere un sistema statico. Vive nel tempo e nella diversità, quindi deve essere sempre attiva, nei modi più vari. Giorello era cultore di tutti i movimenti di aspirazione alla libertà civile nel mondo, seppure con modalità innovative rispetto ai precedenti modelli. ...


fedeli sì ... ma con la memoria corta

di Francesca Patti

I sondaggi demoscopici attestano che la conoscenza della religione non è molto diffusa tra i credenti. Nonostante le lezioni di catechismo e circa quindici anni di insegnamento a scuola, nemmeno i cattolici italiani sfuggono a questa regola, che peraltro si accompagna a pensieri e comportamenti pratici spesso incoerenti con gli insegnamenti religiosi. Ad esempio: uno dei pilastri della cultura cristiana resta la conoscenza delle preghiere più importanti. Il 56% delle persone interrogate conosce il “Padre Nostro” e il 46% l’“Ave Maria”. Trentadue anni fa tali percentuali erano del 67% e del 61%. Rimane stabile la conoscenza delle feste di Natale e di Pasqua. Per quanto riguarda l’Assunzione, gli interpellati conoscono la data del 15 agosto, ma molti hanno dimenticato il significato di tale festa. Il distacco è invece più evidente quando si parla della Pentecoste: solo il 13% delle persone interrogate è capace di dire il suo significato, e il 62% dei cattolici non si pronuncia. Lo studio mostra anche una grande differenza tra coloro che hanno più di 50 anni e coloro che sono più giovani. Per le persone più anziane, i risultati sono più o meno gli stessi di 30 anni fa. Invece, la conoscenze e la permanenza della cultura cristiana tra i giovani sono sempre meno pregnanti. Ad esempio, il 26% di chi ha meno di 35 anni conosce il significato dell’Ascensione, contro il 44% di chi ha più di 50 anni. Tra i più giovani, il 5% possiede un messale, contro il 30% dei più anziani. ...

quali sono i connotati del dio?

di Paolo Bancale

Nel mondo dei credenti, forse buddhisti a parte (i seguaci, non il volgo) così come dei noncredenti, a parte gli atei puri, prevalgono due archetipi per le fattezze che nell’ottica umana sarebbero pertinenti a un dio, spaziando dall’antropomorfismo o teriomorfismo dei primi alla concezione un po’ più impersonale dei secondi a cui basta una manciata di aggettivi banali quali eterno, ineffabile, ubiquo, onnisciente, onnipotente , insieme ad una funzione che ne giustifichi a spanne l’esistenza, e cioè la figura del “creatore”, omaggiato anche come l’essere supremo. Entrambe le definizioni identificano un paganesimo, smaccato nel naturalismo creazionistico dei primi, e astrattamente di maniera nei secondi, definizioni che parlano anche di monismo, olismo ovvero talvolta di un dio anche impersonale. ...